Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere
Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
V. Si signore.
P. Credete che sarà felice quest’anno nuovo? …
P. Oh che vita vorreste voi dunque?
V. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
P. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
V. Appunto.
P. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
V. Speriamo.

Coraggio, pazzia o ragionevolezza affermare che la speranza è tutta in un bambino?
Io vi auguro, di cuore, Buon Natale, Buon Anno Nuovo!








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